Introduzione...

La storia di un esorcista inglese e dei suoi ultimi 99 giorni di vita. Una terra ad un passo dalla rovina e dal suo giorno più nero, dove terrificanti esseri demoniaci muovono le fila di un elaborato complotto ai danni della stessa umanità.

99 giorni sono pochi per pulire la propria anima dai peccati e dai vizi di una vita intera, ma sono abbastanza per salvare il mondo...

giovedì 26 giugno 2008

95 Giorni

E’ difficile magari da immaginare eppure sono quel tipo di persona che ama far compere e spendere un po’ di soldi. Ovviamente quando possiedo del denaro, e nel mio lavoro è raro vedere qualche ricco di alto borgo.
L’esorcista è un lavoro che da la fame, nessuna agevolazione fiscale, nessun contributo alla tua pensione (anche perché la nostra gente ha basse aspettative di vita). Solo la gloria, l’esser ricordato da altri poveracci nelle tue stesse condizioni, ma al di fuori della nostra ristretta cerchia il mondo non si fermerà un solo secondo, nemmeno uno, dopo la tua morte.
Nonostante quel mondo tu l’abbia salvato, più di una volta magari.
E’ una questione di politica, persino la politica mette il becco qua in materie che non la competono. Cerca di essere uno che conta, che piace alla gente, accondiscende e magari servizievole.
Erano le parole di un mio carissimo amico, colui che mi ha iniziato in questo lavoro. Essere un buon politico anche nel mondo dell’esorcismo, spalancare certe porte e quindi assicurarmi almeno il giusto compendio delle tue gesta.
Non sono nato leccaculo e fortunatamente morirò senza imparare ad esserlo.
Fanculo la politica! Fanculo essere servizievoli e accondiscendenti! Fanculo essere uno che conta!
Sono contento delle mie cinquantacinque sterline che porto dietro, e sono contento anche del buco che mi ritrovo come appartamento.
Amo spendere quello che possiedo, adoro possedere solo ciò che possiedo anche se è poco.
Non voglio altro, non voglio avere altro al di fuori di quello che mi merito per essere me stesso: un fottuto cinico esorcista depresso e deviato. Amo me stesso.
Amo far compere, amo farle soprattutto nello stesso posto schifoso non tanto per la comodità (si trovo a pochi isolati da casa mia, una pura coincidenza) ma per le persone. Ciò che le persone comprano è lo specchio del loro io, basta prendere ad esempio il tizio davanti a me alla casa. Il rullo trasportatore mi mostra un cibo precotto per una porzione sola, presumo per la sera stessa., insieme a un flacone di aspirine di due marche diverse, della trielina e una bottiglia di buon Jack Daniels.
Presumo voglia uccidersi, presto magari fra poche ore. Nessun comprerebbe una misera cena per un solo pasto e una bottiglia di alcool così costosa da coprire il doppio della restante spesa.
Aggiungiamo poi la trielina e le aspirine. Capisci così tanto delle persone solo dalla loro spesa, questo mi affascina.
Consideriamo poi che questo è l’ultimo di una serie di mini market dove puoi ancora acquistare anche delle sigarette insieme al tuo cibo.

“Desidera altro signore?”

Una bella biondina come cassiera è poi un altro punto a favore per questo posto.
Troppo bella e graziosa per il cesso che si ritrovava attorno, non parlo solo del lavoro e dell’ambiente ma anche del quartiere. E’ di queste parti, un giorno me l’ha confessato tra una spesa e l’altra.
Incapace di lasciare la sua vecchia casa per una madre a cui il crack, dieci anni fa, ha fritto il cervello, deve solo sperare nella morte della vecchia per levare le tende ma sotto quel sorriso di circostanza nasconde ormai l’illusione di aver trovato l’apice della sua vita.
Non lascerà mai questo posto. Il cemento delle strade ormai copre i suoi piedi al punto di non farla più scappare via e lei vuole tutto questo.
A volte mi guarda con quello sguardo tipico di una donna a cui manca del sesso, ma in modo disperato e il fatto che fissi me mi sconforta: devo essere l’uomo migliore che le capita durante una giornata. Probabilmente un oretta la passerei volentieri con lei ma poi la priverei di quel solo desiderio che magari la tiene in vita, scoprendomi una delusione di uomo non le rimarrebbe nient’altro

“Due pacchetti di Camel…senza filtro. Anzi no, dammene due di Marlboro.”

Cazzo!
Dobbiamo festeggiare le cinquantacinque sterline che ho nel portafoglio, no? Fumare per quattro giorni delle orride Camel senza filtro mi aveva fatto scordare della bellezza di una sana Marlboro rossa. Ecco come metà del mio budget finisce: un paio di pacchetti di sigarette, qualche cibo in scatola, del pane, due bistecche di mucca in una comoda busta di carta marrone.
Forse è tempo di essere un po’ più sinceri con voi e con me stesso: questo schifo di mini-market mi è comodo perché proprio al suo fianco trovo il mio rifornitore di stranezze ufficiali.
La classica fava per due piccioni: sbrigo tutte le mie compere in una vota sola, alleggerisco il mio peso dalla tasca senza girare troppo in lungo e in largo.
Alla vista di una persona normale il mio negozio di fiducia sembrerebbe quel tipo di chincaglierie inutili e fuori luogo con una brutta fama, ed lo è.
Nessuna copertura o fesserie del genere, metà della roba esposta non ha un minimo di significato per lo sguardo occasionale del passante, complice anche l’assenza di una vera e propria insegna colorata e luccicante.
Solo noi dell’ambiente sappiamo dove cercare e posti come questi sono i nostri personali rifornitori di stranezze, come mi piace chiamarli a me.
Bisogna scendere una decina di gradini di pietra per raggiungere la porta di ingresso, l’intero negozio si sviluppa sotto un basamento di un edificio.
Nessuna luce al suo interno, solo qualche lampada ad olio che funziona ininterrottamente e decine e decine di centinai di oggetti senza senso, disposti su più ripiani di legno alle pareti oppure in vetrinette senza protezioni lungo il corridoio centrale dell’angusto negozietto.
La miriade di oggetti esposti rende difficile l’individuazione del banco per chi non c’è mai stato, ma posso assicurarvi che esiste insieme a, persino, un registratore di cassa.
Non è difficile per me, mi perdo giusto giusto per qualche secondo ad ammirare una spada gotica incastonata in una roccia vulcanica. L’ultima volta che sono venuto qua non c’era, oppure non l’ho mai notata prima d’ora.
Appoggio la mia busta di carta sul lungo bancone di vetro, non serve nemmeno suonare il campanello d’argento li vicino per far uscire dal retro bottega il mio rifornitore.
Difficile dire quale sia il suo nome o la sua età, assomiglia così tanto al padre che ci sono dubbi anche sulla data di passaggio di consegna di attività. Vecchio, ecco come tutti lo chiamano e presumo che a lui non dispiaccia visto che non ha mai detto nulla a proposito.
Potrà anche sembrar strano ma lo trovo più sano di molte altre persone. Non bado nemmeno a quel suo strano abbigliamento vistoso e pieno di colori, la lunga tunica rossa addobbata di chincaglierie d’orate e un papalina intrecciata con i suoi lunghi capelli bianchi da un giunto che arriva sino al collo, anche esso d’oro.
Immagino e penso a un sacco di protezioni contro creature che probabilmente possono godere per una sua possibile morte.

“Vecchio...”
“I miei occhi non sono più quelli di una volta ma fortunatamente le orecchie funzionano, avevo riconosciuto quei passi pesanti e stanchi. E’ parecchio che non vedo la tua faccia da queste parti.”
“Non sono il tipo da cortesie Vecchio, lo sai bene. Quando mi serve qualcosa vengo e basta.”
“Oh certo ragazzo. Molti pensano di strapparmi con un semplice saluto un qualche sconto o favore.”
“Ma ti piace essere adulato Vecchio.”
“Certamente. Cosa rimane a un povero vecchio come me se non il ricordo nella mente di voi giovani di un pioniere in questo mestiere?”
“Ti ricorderò nelle mie preghiere Vecchio, promesso.”
“Bugiardo. Da quando ti conosco, ed eri un ragazzo che con la testa nemmeno arrivavi al bordo di questo bancone, non hai mai speso una preghiera per me o per chiunque altro. Persino per quel tuo povero fratello.”
“Onestamente? Non saprei proprio a chi indirizzare le mie preghiere. Tanto meglio non spendere inutilmente altro tempo. Ti dispiace se mi accendo una sigaretta?”
“Speranza, sempre e solo speranza. Fiducia e sesto senso, magari si nascondo anche cose piacevoli che ai vostri occhi sfuggono.”
“Posso accendermi questa sigaretta allora Vecchio?”
“Certo, certo. Magari mi dirai anche cosa ti porta qua.”
“Un rituale di distruzione. Dei cazzo di demoni del richiamo. Proprio ieri sera ne ho visti così tanti raggruppati che non ho potuto far nulla.”
“Uh-Uh.”
“Quale parte del discorso non ti è chiara Vecchio? Rituale di distruzione o una miriade di demoni del richiamo riuniti come una confraternita del cazzo?”
“Nessuna delle due.”
“Nessuna delle due?”

Sono sorpreso lo ammetto.
Era un bel po’ che non mi capitava un’espressione del genere sul mio volto e non cambia di una sola virgola quando il Vecchio scompare nel retro bottega e torna con uno scatolino di legno abbastanza grezzo di fattura chiuso da un sigillo di cera che appoggia davanti a me.
Sono stato un idiota totale, il Vecchio è stato uno dei primi esorcisti al mondo a cacciare le creature senza alcun dono della vista. Prima del nostro avvento insomma.
Fa parte di una generazione che quelli come noi ammirano, dotati di risorse proprie fuori dal comune e di un sesto senso sviluppato con la sola esperienza.
Probabilmente quello che pensavo di aver scoperto io era gia nell’aria da così tanto tempo. Un’altra figura di merda di fronte a lui. Non riesco mai a mostrargli come sia progredito il mio livello grazie anche ai suoi insegnamenti e le dure lezioni impartite.

“Questo è il rituale di distruzione. Conoscendoti vorrai sicuramente il modello più economico, sbaglio?”
“N-no, Vecchio. Da quanto va avanti questa storia?”
“Te da quanto pensi ragazzo?”
“Io? Cazzo! Ora come ora? Onestamente…non ho la più pallida idea, una settimana magari? Due? Non credo proprio di più, insomma si sarebbe visto o almeno notato.”

Un sorriso sul suo volto. Mi indica tre, con tre dita della mano.
Cazzo!

“Tre mesi Vecchio? Non è possibile, insomma me ne sarei accorto a meno che…”
“A meno che tu te ne sia accorto solo nel momento in cui poteva essere evidente. Ma non devi abbatterti ragazzo, molti altri nemmeno vedono questo movimento agitato del mondo.”
“Tre mesi…”
“Tre da quando l’ho percepito io. E’ impossibile quantificare con esattezza il momento zero a questo punto.”
“Momento zero?! Non è mica una fottuta analisi matematica questa. Vecchio, mi stai dicendo che il cazzo di mondo demoniaco è agitato da più di tre mesi e nessuno se ne accorge. E’ seriamente preoccupante.”
“Non ho una buona vista lo sai, l’ho persa con il tempo, con la vecchiaia, con le battaglie ma per fortuna ho ancora buonissime orecchie per sentire. Ragiona: magari la gente se ne accorge ma preferisce tacere, ma persino tacere produce un suono…e io quel suono lo posso sentire.”
“E che suona sarebbe, Vecchio?”
“Indifferenza, paura, ottusità. Non voler osservare, chiudere gli occhi e scordarsi di tutto piuttosto che affrontarlo. Sento anche una strana complicità in tutto questo, complicità tra le forze in gioco.”
“Complicità, eh?”
“Ho sbagliato gia molte volte in passato lo sai bene ragazzo. La vecchiaia può giocare brutti scherzi e i segnali sono così confusi. Le varie caste demoniache potrebbero anche tornare ad interagire come secoli fa oppure continuare la loro corsa solitaria.”
“Sarebbe un bel problema Vecchio, quello che mi dici potrebbe turbare i miei sogni.”
“Non hai mai dormito tanto durante la tua esistenza ragazzo, ti permette però di riflettere meglio. Se il mondo demoniaco è in tumulto una causa c’è.”
“Ammesso che tu abbia ragione.”
“Ammesso che io abbia ragione, ovviamente ragazzo.”

Le sue intuizioni più delle volte hanno sempre avuto conferma.
Certo, ho preso anche delle cantonate universali che mi hanno valso a volte il premio di zimbello esorcista del mese ma servi che giocano a fare i padroni, elfi solitari che si riuniscono sono segnali di un qualcosa che all’ordine di tutto non funziona.
Possibile che davvero le diverse caste demoniache, dopo secoli, stiano tornando ad operare come un Corpo solo? Il grande scisma aveva messo fine ad ogni possibilità di coesione e complicità ma come tutte le faide secolari anche questa poteva giungere a termine. La possibilità, seppur remota, esisteva. La cosa mi faceva rabbrividire al solo pensiero ma non fu la sola cosa a rizzarmi i peli del braccio: era gia un minuto bello buono che fissavo un globo luminoso su una mensola davanti al Vecchio.
Che mi venga un colpo!

“Un globo di Terrasque?”
“Lo hai notato finalmente, l’articolo più recente che ho ricevuto questa settimana. L’avevo richiesto da sei anni.”
“Ed erano sei anni che non ne vedevo uno Vecchio.”
“Lo so bene.”
“E’ di un valore inestimabili. Così unici e così rari sia di bellezza che di potere. Un globo di Terrasque.”

Il Vecchio non rinuncia al suo sorriso, si volta e afferra il globo, nelle sue mani viene sprigionato un luccichio fastidioso ma altrettanto piacevole. Lo avvolge in un rotolo di carta spessa e lo impacchetta con cura con del vecchio spago. Una confezione artigianale, semplice ma pregna di professionalità e impegno.
Un attimo, la sta porgendo al sottoscritto. Mi sta dando un globo di Terrasque.

“Che significa? Non ho tutti quei soldi per pagarti e dubito tu faccia un tale credito, anche se sono io Vecchio!”
“Nessun prestito, nessun credito: questo globo è tuo. Chiamalo regalo, dono, servizio. Un globo di Terrasque non dovrebbe essere solamente un oggetto prezioso che viene acquistato, ma soprattutto anche un mezzo per affrontare un problema. Te hai un problema, avverto qualcosa e questo globo può servire a risolvere questo tuo problema. Può aiutarti.”

Cazzo se può farlo!
E’ la prima cosa a cui ho pensato: uno stronzo che si è fatto beffa di me proprio un paio di giorni fa, che mi ha deriso a cui ho promesso di regolare i conti. Cosa avevo detto? La vendetta è un piatto che va servito freddo? Oh fottuto servo delle Bocche di Fuoco, credimi ma con quel globo potrei cancellare dal tuo volto che cazzo di sorriso che ti porti.
E lo farei con un tale piacere intrinseco di follia e disprezzo, chissà poi che magari non riesca a strapparti anche qualche informazione in più su questo tumulto infernale.

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