Introduzione...

La storia di un esorcista inglese e dei suoi ultimi 99 giorni di vita. Una terra ad un passo dalla rovina e dal suo giorno più nero, dove terrificanti esseri demoniaci muovono le fila di un elaborato complotto ai danni della stessa umanità.

99 giorni sono pochi per pulire la propria anima dai peccati e dai vizi di una vita intera, ma sono abbastanza per salvare il mondo...

giovedì 26 giugno 2008

97 Giorni

“Che cazzo hai da guardare?”

Sarà il decimo che mi ritrovo davanti nelle stesse condizioni, qui in questo perverso palazzo della dannazione umana che contiene ragazzini appena maggiorenni pronti a conoscere il mondo ma gia prigionieri di una scimmia sulle loro spalle che tira una sottile catena di metallo al loro collo, tanto stretta che questi ragazzi riesco appena a respirare e ragionare il necessario per assemblare una frase di senso compiuto che assomiglia molto a un grezzo insulto.
No, questi non sono drogati.
Alle loro braccia sono legati dei lacci emostatici che rallentano il loro flusso sanguineo, siringhe attaccate alle loro vene, piccoli ma consistenti fiumi di sangue dalle loro vene bucate: no, nessun drogato qua solamente tanti piccoli schiavi.
L’edifico da fuori sembrerebbe il più rispettabile del quartiere, non si avvicina nemmeno di un pollice a quei sgangherati, deprimenti e tristi edifici dei sobborghi dove vengono allevati drogati come dei funghi.
In modo assoluto questo edificio nel suo esteriore è di una bellezza quasi disarmante, appena varchi la soglia di ingresso ti accorgi invece di trovarti in un inferno buio e opprimente che sei costretto a salire anzichè scendere.
Al suo interno la grossa scala è illuminata in ogni gradino da una piccola luce arancione sui lati, mi ricorda il cinema, da piccolo andavo sempre al cinema purtroppo con il tempo mi sono accorto che l’orrore che mi divertiva su un grandissimo schermo era insignificante rispetto a quello che potevo vedere con i miei ogni nella vita di tutti i giorni ho smesso di frequentarlo, l’ho trovato un fastidioso rimedio per evadere la realtà dei fatti.
E’ questa flebile luce arancione che mi permette di osservare questi ragazzi stesi su ogni gradino o sui pianerottoli tra ogni rampa, ci sono anche molte porte chiuse al loro interno di legno spesso, duro, di prima qualità: vogliono che i ragazzi al loro interno non scappino, li rinchiudono al loro con chissà cosa.
Preferisco non pensarci troppo, rabbrividisco al solo pensiero. Questo non è affare mio, sono venuto per altro anche se questi ragazzi sono qua contro la loro volontà certi demoni vanno combattuti perché lo si voglia, per la vita e sarebbe dannoso e deleterio strapparli dalla loro prigionia con la forza.
Mi ripeto continuamente però che sono schiavi, non drogati…e questo non mi aiuta, lascerei bruciare per l’eterno i secondi ma dovrei sentirmi in dovere coi primi.
Volto le spalle ad ognuno di loro, per smettere di osservarli e scordarmi che esistono, ogni rampa si fa più dura di quella precedente.
Potrei anche aver passato più di una settimana da quando sono entrato, ogni parete nera sembra comporre un lungo tunnel dove il tempo sembra non avere importanza. Il mondo potrebbe anche finire la fuori in questo momento ma nessuno all’interno di questo edificio se ne accorgerebbe.
Fortunatamente la mia lenta e faticosa risalita pare essere finita, l’ultima rampa di scale è illuminata da luci che portano ad un enorme atrio, ho bisogno di riparare gli occhi dalla luce artificiale che quasi mi acceca.
Odio doverlo fare, mi fa sentire così normale e impreparato agli occhi di chi mi osserva, sono conscio del fatto che alla fine dell’atrio c’è una porta massiccia grossa sorvegliata da due uomini vestiti di bianco con una cravatta rosso cremisi che spezza l’asettico dei loro vestiti.
Mi aspettavo questa gente, insomma me lo immaginavo ma ora quei vestiti su quelle guardie me lo confermano: servi delle Bocche di Fuoco.
Concedo a loro e a me stesso un minuto di pausa, il tempo che i miei occhi si abituano alla ritrovata luce dell’atrio, cerco un pacchetto di sigarette nel mio impermeabile, le solite Camel di due giorni fa, quasi finite mentre l’accendino nella fidata tasca destra.
Il mio inseparabile zip di alluminio, l’unico vero regalo in vita mia capace di farmi commuovere.
Osservo attentamente lo sfarzoso atrio mentre mi accendo la sigaretta.
Concedo alle Bocche di Fuoco un innaturale gusto nell’arredamento: moquette rossa ben curata, pareti bianche attraversate da una striscia rossa a metà di un colore ancora cangiante e vispo, mobilio di alta fattura l’attenzione è soprattutto nella vetrinetta a vista di cristallo che contiene reperti che farebbero gola a un museo ma il tocco di narcisismo sta nella grossa fontana al centro dell’atrio in marmo bianco con una figura umana alata trafitta da una spada alle sue spalle, e il sangue che ne esce, rosso e lucente, che attraversa l’enorme figura sino a cadere sulle dita dei piedi.
Bianco e rosso, una fissazione irritante per queste Bocche di Fuoco.
Stranamente le due guardie si fanno da parte mentre mi avvicino a loro, patetici umani mercenari che sono stati soggiogati o raggirati. Servire creature come queste dietro un cospicuo salario monetario mi disgusta, la capacità dell’uomo di vendersi al miglior offerente è arrivato anche su questo piano.
L’enorme porta si apre davanti a me e noto subito un’indescrivibile oscurità provenire dall’ufficio in cui sto entrando, la differenza di illuminazione è un toccasana per i me occhi l’atrio era fin troppo illuminato per i miei gusti, molto meglio quest’atmosfera. Credo proprio che ne avrò bisogno.
Inutile sottolineare lo sfarzosità che compone anche questa stanza, persino l’accostamento di colori diviene sin troppo ripetitivo.
Colui che cerco si trova dietro la scrivania, pelle bluastra che luccica al bagliore del cerchio luminoso che circoscrive la sua zona di permanenza nel nostro mondo, accompagnato oltretutto da un costosissimo abito firmato bianco, come i suoi lunghi capelli ben curati.
Chissà come reagisce quando mi vede spegnere la sigaretta sul suo tappeto, è impercettibile la smorfia che accompagna il suo volto ma sono fortunato a percepirla, questa potrebbe anche essere l’unica vittoria della giornata.

“Lasciarmi passare mi fa pensare che dopotutto mi stavi aspettando. Questo mi fa un po’ riflettere: c’è un motivo preciso per cui una creatura come te istruisca a dovere della guardie umane a farsi da parte al mio arrivo? Credo ti costino molto, giudico che un paio di colpi sarebbe stati sufficienti a farmi fuori eppure entro qua dentro, nel tuo costosissimo ufficio, solo e per giunta ancora vivo. Cosa non funziona in tutta questa faccenda? Aspetta, forse credo di averlo capito: anche te come quel servo delle Lingue di Fuoco cerchi la morte?”
“Non osarmi paragonare a quei infimi servitori: noi delle Bocche di Fuoco valiamo molto di più, abbiamo il dono della parola, della comunicazione, dell’intelligenza della discussione e siamo unici per quanto riguarda il gusto della vita. Lingue di Fuoco? Zotici, manovalanza di bassa lega.”
“Gia, come vuoi te. Bocche di Fuoco…Lingue di Fuoco, dove sta la differenza? Sempre un servo sei, parlerai bene la mia lingua magari, vestirai abiti di pregevole fattura ma alla fine sei libero? Lavori pur sempre per qualcuno, sei soggetto a giudizio come tutti i servi.”
“Parlo colui che è membro del Circolo. Che differenza c’è tra un servo come me e uno come te?”
“Io conosco e rispetto le mie regole creatura, te a quanto pare te lei scordate e forse sai meglio di me quanto ora rischi. Hai fatto una grossa stronzata, e ancora non te ne rendi conto.”
“Creatura? Possiedo un nome, appartengo alle Bocche di Fuoco e…”
“Finiscila. Non mi importa di quale suono ti accompagni, a un servo non è permesso avere un nome e nemmeno un abbigliamento del genere. Cosa ti spinge a fare tutto questo?”
“Cosa mi spinge? Se per caso una persona stupida? Eppure circolava il tuo nome e le storie parlano di uomo temuto, non uno sprovveduto che s presenta senza nemmeno un invito sentenziando chissà quale sua giustizia.”

Sorride, denti bianchi e limpidi nella sua bocca, l’aspetto curato nei minimi particolari mi infastidisce ma quello che più mi sorprende nel suo ghigno è l’assenza di paura: crede ed è convinto dei suoi mezzi, non mi teme.
Le Bocche di Fuoco sono sempre stati abbastanza furbi e discretamente intelligente, persino i loro servi.
Ciò che solleva con la sua mano è un coperchio bombato di acciaio che copriva un vassoi sulla scrivania che prima non avevo notato e con sommo stupore quello che c’è al suo interno è un piatto ancora caldo e fumante, un contorno di carotine e patate accompagnato da fettine di carne sottile.
Fettine di carne umana.

“Il cibo, esorcista. Il cibo che ci è stato vietato per secoli dai nostri padroni. Siamo esseri impuri per loro? Solo perché le anime dei nostri pasti si perdono nell’oblio dell’eternità? Chi decide che un essere è puro perché riesce a metabolizzare un anima umana?”
“Lascio a voi le vostre questioni depravate, è il cibo a spingerti a commettere tutto ciò? Strano, giuro che anche quel servo delle Lingue di Fuoco che ho eliminato volesse la stessa cosa. Ancora mi sfugge ciò che dovrebbe differenziarvi. Chi è lo stupido ora?”
“La classe, l’accompagnamento, il servizio. Come puoi vedere la qualità di tutto ciò che mi circonda dovrebbe essere la chiara differenza.”
“No, mi spiace nessuna differenza ancora solo una similitudine: entrambi morti, te molto presto almeno.”
“Mi fai davvero sorridere, lo ammetto. Ammetto anche che ti aspettavo: dopotutto era questione di tempo prima che il tuo petulante fratello si facesse vivo. Avanti non mentirmi: ciò che ti spinge alla mia dimora non è la sorte del mio allevamento ma quella di tuo fratello. Meschino esorcista, meschino uomo.”
“Demian ti teme, ma questo non significa che anche io dovrei pisciarmi addosso e piangere. Sei uno stronzo infernale e dovrei tirare l’acqua affinché possa pulire questo cesso di città.”
“Interessante metafora, continua pure.”
“Qualunque sia il motivo scordati di Demian: lui non ti serve più, lui è estraneo a tutta questa faccenda, lui non è una tua questione.”
“Sai la cosa buffa esorcista? Io nemmeno l’ho cercato tuo fratello, è stato lui a farsi vivo come tossico che è. Un altro schiavo che si è prostituito ai miei piedi, si è offerto di cercare qualche ragazzo per avere della droga.”
“Non dire cazzate!”
“E’ un tossico, concorderai con me no? Credo possa avere debiti con tutti gli spacciatori di questa città, nessuno più potrebbe fare credito a qualcuno di così poco affidabile. Come negarsi l’ultima spiaggia? L’ultima occasione per spararsi qualcosa in vena? E’ tutta una questione di domanda e offerta: lui chiede e io do, sotto compenso ovviamente. Ti ho ammutolito? Fa male credere che il proprio fratello possa in qualche modo vendere dei giovani ragazzi per qualche dose?”

Non meriterà una mia risposta, non meriterà nulla.
La collera ribollisce nelle mie vene e spinge sino al cuore dove fa più male, per un momento solo credo di volerlo riempire di botte come se fosse un normale essere umano ma torno con i piedi per terra, per quanto non sia una creatura altamente mortale per noi del mestiere è meglio evitare e smettere di farsi guidare da emozioni dettate dall’orgoglio della famiglia.
Una sigaretta mi calmerà, e in qualche modo il fumo passivo infastidisce il nostro amico qua presente, dopodiché mi volto e abbandono il suo ufficio.
Colpisco direttamente il suo narcisismo nel profondo, lo ignoro e abbandono il complesso lasciandomi alle spalle quei poveri ragazzi schiavi e allevati come se fossero carne da macello.
Questo fa di me una persona orribile? Probabile, ma non finisce qua credo di avere questioni più importanti questa sera e questo si che mi rende una persona orribile.
Quando faccio ritorno a casa e apro la porta Demian sussulta, è spaventato e terrorizzato e si nasconde dietro la mia poltrona come un pusillanime qualsiasi, nel momento in cui però mi riconosce un sorriso nervoso si dipinge sul suo volto scavato dal vizio della droga.
Come puoi esserti ridotto così fratello?

“Vendevi ragazzi a un servo delle Bocche di Fuoco per droga?”
“Cosa cazzo sta dicendo? Cosa…significa?”
“Lo ripeterò solo tre volte e questa è gia la seconda: vendevi ragazzi a un servo delle Bocche di Fuoco per droga?”
“No…cazzo, ovviamente no. Cosa ti prende? Credi davvero che sia così tanto spaventato? Credi davvero che possa fare una cosa così dannatamente schifosa? Dio!”
“Tre: vendevi ragazzi a un servo delle Bocche di Fuoco per droga?”
“No!”

L’ultima risposta è piena di arroganza, disgusto che provoca in me un odio viscerale che non ha una descrizione che possa poter cogliere l’idea del conato che manda in tumulto il mio stomaco.
Un pugno da parte mia lo colpisce in pieno volto, nello stesso punto del naso dove solo ieri l’avevo colpito, l’ematoma è ancora visibile e presente proprio per questo il dolore acutizzato sarà peggiore.
Purtroppo riconosco le bugie di un drogato.

“Vendere ragazzi a un servo delle Bocche di Fuoco per droga. Vendere ragazzi a un servo delle Bocche di Fuoco per droga. Cosa cazzo ti è passato per la testa schifoso maniaco? Vendere ragazzi a un servo delle Bocche di Fuoco per droga. Ne hai fatte di cose disgustose in vita tua e quasi tutta la tua merda l’ho coperta con una tale eleganza e te che fai?”
“Ti prego…ti prego…”

Seguono altri pugni in pieno volto e un calcio che incrinano un paio di sue costole.
La cosa mi ferisce più del scoprire la verità, ma è tutto così inevitabile. Le urla, i suoi piagnistei, i singhiozzi questa volta non hanno importanza.

“Ti prego…ho sbagliato…ti prego..ti prego. Non avevo soldi, nessuno poteva farmi credito, nessuno si sognava di potermi prestare qualche soldo…io ne avevo bisogno, io ne ho bisogno. Erano ragazzi che…che…Oddio…io non volevo, non volevo…ma ne avevo bisogno. Ti prego, perdonami. Ti prego…”

Lo getto fuori dalla porta di casa mia, chi si chiude davanti alla sua faccia con un sordo rumore e nemmeno le lacrime e le sue patetiche scuse questa volta la riapriranno.
Ho tenuto la sua mano per anni, lo accompagnato in questo mondo mostrandoli i vizi ma anche i nostri doveri. Ciò che è giusto ciò che è sbagliato. Quello che dobbiamo fare e quello che dobbiamo impedire.
Le sue urla non serviranno e tanto meno le mie carezze, tornerà a bussare alla mia porta un giorno so che lo farà ma la prossima volta io non ci sarò.
Troverà una stanza vuota e un fratello morto. Chi ripulirà le sue stronzate in quel momento? Affogherà nel suo vomito, dopo un overdose e tutti si scorderanno della sua esistenza.
Ogni fratello desidera il meglio per uno suo famigliare, quindi vedi di crescere Demian e renderti conto di quanto questo ti sta distruggendo, di come mina il tuo organismo ma soprattutto il tuo cervello.
Cresci ora, in questo momento. Fammi solo questo favore, comprendi che tutto ciò che sto facendo ora lo faccio per insegnarti che c’è un motivo in quello che subiamo ogni giorno: soffrire, vivere, crescere, imparare, sopravvivere.
Salvati Demian, per me è troppo tardi ormai. Presto sarò morto.

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