E’ difficile stare dietro a un ragazzo che ha dieci anni in meno dei tuoi, che è abituato a correre ogni dannato giorno della sua vita e che non fuma una quindicina di sigarette al giorno.
Il catrame nei miei polmoni ribolle ad ogni respiro che faccio di corsa, l’aria pulita, fresca e genuina brucia nella mia gola come napalm e mi arredo a scavalcare una rete metallica oltre il mio percorso.
Troppo simile a quei telefilm polizieschi che agli americani piace tanto.
Lascio a loro le incredibili azioni da attori belli e dannati, preferisco tagliare lungo il vicolo e fregare la mia preda con la mente piuttosto che con il corpo.
Può battermi a livello fisico, sono un mezzo tossico ubriacone pronto a morire dopotutto e lui è nel fiore dei suoi anni, ma io vivo in questa città da sempre, bazzico questi posti in ogni momento della giornata e ogni vicolo rappresenta una via che ho fatto decine e decine di volte.
Non mi è difficile trovarmi di fronte a lui proprio quando crede di avermi seminato, come un treno che corre contro di me, basta solo alzare il gomito quel tanto che basta per colpirlo al collo e farlo frenare.
Cade a terra, si contorce in preda a un dolore che non cesserà per parecchi minuti. Mi appoggio al muro di mattoni del vicolo e accendo una sigaretta, compiaciuto del mio intervento e orgoglioso della vittoria.
“Stronzo! la prossima volta quando ti chiamo ti conviene fermarti e non corre come un fottuto Forrest Gump qualsiasi. Cazzo! Non ho più l’età per giocare così.”
Nel momento in cui capisce che è in trappola si arrende, come tutti gli animali che comprendono chi sia il capo branco, il capitano, colui da rispettare e che detta legge.
Mentre lo trascino per il bavero della giacca verso la vicina tavola calda aperta 24 ore su 24 (Dio abbia in gloria certi posti!) non posso che riflettere sulla mia preda: un ragazzo borghesuccio dell’alta città che ha visto più del dovuto.
Lui ha visto, ha il dono della vista.
Mi ricordo la prima volta che mi accorsi che c’era altro nel mondo che ci circondava, qualcosa che gli altri non vedevano, che non tutti potevano ammirare. Gli incubi più brutti sono iniziati quando ho aperto gli occhi su questo “nuovo mondo”.
Il ragazzetto ha visto dei demoni del richiamo, piccole creature che si teleportano qua e là. Sono infide e a centinaia, senza un vero padrone, del tutto quasi innocue se sai come trattarle.
I demoni del richiamo sono scarti della società demoniaca, possiamo quasi paragonarli ai nostri animali randagi, si dedicano principalmente al taccheggio e raramente all’omicidio.
Ma il mondo pare impazzito in questi ultimi giorni: servi delle Lingue e delle Bocche di Fuoco che giocano a fare i padroni cibandosi degli umani disperdendo per sempre le loro anime, tradendo uno dei loro dogmi più antichi: mai e poi mai un servo mangerà un umano.
E ora questi elfetti bastardi, i demoni del richiamo che si organizzano a gruppi per assaltare i barboni e divorarne la carne.
Tutto questo non ha un senso, non dovrebbero riunirsi non sono mai stati così intelligenti da capire che potevano costruire una forza in comunità organizzata. Finchè sono due o tre posso anche cavarmela con egregio successo, dopotutto serve solo un gran fracasso: i loro timpani non reggono le alte frequenze, scoppiano e i loro cervelli vanno in fumo.
Erano una quarantina, cazzo!
Come puoi far così tanto rumore per quaranta bastardelli così piccoli che coprono ogni tuo genere di tentativo di rumore? Un rituale di distruzione ecco cosa serviva, un kit pronto ad uso che non mi porto mai dietro. Errore mio, ben mi sta. Morire presto non significa fare il matto, il suicida e buttarsi a capofitto in ogni disperata situazione.
Le cose si sono complicate con l’arrivo di questo ragazzetto, sbronzo quanto basta per non notarci in un primo momento, e mi sta bene. Ma è scappato via subito, per paura.
Come puoi aver paura di qualcosa che il 95% della popolazione non può vedere?
Semplice, se fai parte di questo “fortunatissimo” 5%.
Ecco come una caccia a dei demoni del richiamo si è trasformata in una corso dietro a questo stupido ragazzo impaurito.
Fanculo quei demoni, lui aveva la priorità.
“Ordina qualcosa, avanti. Avrai fame credimi.”
Eccoci infine alla tavola calda tanto ammirata. Non ha aperto bocca da quando l’ho sbattuto sul divanetto davanti a me, separato dal tavolo. Non vuole parlare, ha ancora paura e mi teme, è terrorizzato e percepisco ogni suo sussulto quando apro la bocca.
Meglio così, parlerò solo io per ora.
“Mangia. La prima volta fa venire fame, certo magari il tuo stomaco è chiuso ora ma non fare troppo lo stronzo e prendi qualcosa. Domani mattina avrai tanta fame.”
“N-no, grazie.”
“Allora l’hai la lingua. Ne sono compiaciuto, pensavo sapessi solo correre. Fa male la gola? Ho colpito troppo forte? Scusami, dovevo metterti a terra quel poco per prendere in mano la situazione. Sei una lepre…giocavi a football per caso?”
“A-Atletica.”
“Non balbettare dai e non aver paura. Facciamo parte dei buoni, anche se sono un po’ bastardo e cinico ma è il lavoro a renderti così.”
“I buoni?”
“Spero che la conversazione non vada ancora avanti con monosillabi da parte tua, non amo troppo parlare e con te sto gia facendo un’eccezione per metterti a tuo agio. Quindi siamo concreti sin dall’inizio: quello che hai visto è vero, niente cazzate. Hai visto dei demoni. Certo tecnicamente non erano un granchè, sono i più brutti, piccoli e inutili ma erano veri.”
“Cristo Santo! Lo sapevo, sono pazzo.”
“Hey siamo migliorati. Non sei pazzo, anche se tutto ciò ti farà impazzire prima o poi. Mettiamo da parte gli scherzi ora e parliamo seriamente: da quanto li vedi?”
“I cosi…quei…”
“Non aver paura di chiamarli con il loro nome: demoni, abituati.”
“D-Due giorni fa era a casa della mia ragazza, avevamo appena…appena…finito di fare sesso, insomma io mi sono alzato per andare in bagno. Sai? Insomma…quando torno dalla finestra mi appare un coso mostruoso scintillante ai piedi con delle ali che attraversa l’intera città e scompare. Mi è capitato altre due o tre volte poi, sempre diversi questi cosi…questi demoni. Sino a poco fa.”
“Hai la vista.”
“C-Cosa?”
“Hai la vista ragazzo, chiamalo potere, dono, miracolo, alterazione genetica…come cazzo vuoi. Noi la chiamiamo vista e non tutti la possiedono, ma nel nostro ambiente è fondamentale.”
“Il vostro ambiente? Cosa siete una setta satanica? Adoratori del diavolo? Chi siete?”
“Mai sentito parlare del Circolo?”
“No, non mi pare.”
“Non mi sorprende, è un’associazione che riunisce quelli come noi, quelli che decidono di usare la vista per fare qualcosa.”
“Qu-questa vista, questa cosa, mi da il potere per vedere cosa? I demoni? Ce razza di potere è?”
“Non è un potere bamboccio, è qualcosa che possiedi. Non esiste un’età in cui si sviluppa, accade e basta. Un giorno con l’altro e i tuoi occhi possono percepire uno spettro energetico diverso da quello solito. E’ come se osservassimo nell’ultravioletto o nel buio. Acquisiamo una particolare frequenza che ci mostra cose che un occhio normale non vedrebbe. Noi vediamo qualcosa di più con i nostri occhi, cose spaventose e terribili.”
“E’…è una merda schifosa.”
Benvenuto nel club bimbo, ritieniti pure fortunato di averlo scoperto ora che sei grande e puoi capire molte cose.
Non eri un bambino come il sottoscritto, quando Babbo Natale era ancora un vecchio simpatico ciccione che ti portava i regali o che l’Uomo Nero era un mostro che abitava sotto il tuo letto. Quando la tua vita è fatta di storie immaginarie ottenere questa vista è come crescere di dieci anni in una notte, le paure del giorno prima sono semplici storie che ti fanno ridere.
Quando conosci il diavolo a otto anni niente più ti fa paura come prima.
Vorrei fumare un’altra sigaretta ma il pacchetto è vuoto, lo accartoccio nella mano e lo butto sul tavolo.
“Perché mi inseguivi? Se fai parte dei buoni non capisco perché mollare quel poveretto e starmi alle costole come un poliziotto qualsiasi.”
“Credi che persone come te nascono tutti i giorni? Siamo sempre meno, il nostro numero diminuisce e non c’è di certo un ricambio generazionale tra le nostre file. Concedimi poi il fatto che eri parecchio terrorizzato, ho dedotto fossi vergine dell’ambiente.”
“Non siete tanti? Ma che fate voi…voi di questo Circolo? Cosa siete esattamente”
“Esorcisti. Cacciamo e uccidiamo quelli che si comportano male, con quelli più potenti di noi scendiamo a patti in un’armonica coesistenza.”
“Esorcisti.”
“Non ti azzardare a ridere, questa è la nostra vita è quello che facciamo.”
“E io che dovrei fare scusa? Perché ti sei preso tanta premura di raccontarmi tutto questo? Siete pochi quindi in cerca di carne fresca da istruire?”
“No.”
“Non hai intenzione di trascinarmi nel tua piccola congrega? Tutta questa fatica per lasciarmi andare? I-Io non capisco…perché inseguirmi allora?”
“E’ essenziale che tu conosca tutto questo. Chi ha il dono della vista ha solo tre alternative: unirsi al Circolo e farsi gli affari propri. L’importante è che tu comprenda di non essere un pazzo, uno che va curato: ciò che sta attorno a noi è il mondo in cui viviamo, quello vero. Puoi continuare la tua vita di tutti i giorni con la consapevolezza di vedere oltre, con occhi diversi. Credimi quando te lo dico: per nulla al mondo trascinerei uno nel Circolo senza che lo voglia, ho gia fatto un errore del genere. E’ qualcosa che ti distrugge l’anima e la mente se non la controlli, devi volerlo ed esserne sicuro.”
“Avevi detto che le alternative erano tre…ne hai citate solo due.”
“Vendersi al nemico, uccidiamo anche i nostri simili per questo. Gente amica o di più, presta attenzione a ciò che fai.”
“Quindi? So-Sono libero? Insomma ho ventitre anni, frequento l’università e ho una ragazza. Non posso imbarcarmi in questa cosa. Non voglio!”
“Sono tenuto a informare il Circolo della tua esistenza ma non lo farò, non voglio rovinare la vita di nessuno, ora va ragazzo.”
Non ringrazia, si alza in fretta e si dirige alla porta proprio nel momento in cui la cameriera mi porta del caffè caldo, bollente e toccando le pareti della tazza. Riscaldano il palmo della mia mano, è una bella sensazione di calore. Il ragazzo si volta un’altra volta in mia direzione, tentenna per qualche secondo prima di aprire la porta e infine si blocca.
“Mi chiamo Paul e ti ringrazio.”
“Bel nome.”
Esce e scappa. Bevo, annego i miei pensieri nella caffeina affinché possa tenermi sveglio questa notte per non perdere altre preziosissime ore. Il tempo che mi rimane è così poco, non voglio perderlo dormendo qualche ora. Avrò l’eternità per quello.
Introduzione...
La storia di un esorcista inglese e dei suoi ultimi 99 giorni di vita. Una terra ad un passo dalla rovina e dal suo giorno più nero, dove terrificanti esseri demoniaci muovono le fila di un elaborato complotto ai danni della stessa umanità.
99 giorni sono pochi per pulire la propria anima dai peccati e dai vizi di una vita intera, ma sono abbastanza per salvare il mondo...
99 giorni sono pochi per pulire la propria anima dai peccati e dai vizi di una vita intera, ma sono abbastanza per salvare il mondo...
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento