Non amo definirmi una persona che adora oziare a letto per ore senza fare nulla, ma come tutte le persone umane di questo mondo sovrappopolato anch’io ho i miei tempi.
Vivo a stretto contatto con la notte, frequento ciò che viene partorito quando il sole se ne va a dormire per qualche ora, passo più tempo nell’oscurità fredda che alla luce rassicurate di un raggio di sole.
Sono fatto così, forse una causa persa come in molti direbbero ma posso replicare senza problemi con assoluta convinzione: è il mo stile di vita, mio soltanto e non accetto repliche sulla questione.
E’ il mio stile di vita.
E come ogni stile ho i miei tempi.
Per questo qualcuno dica qualcosa a quella cazzo di donna che continua a picchiare sulla mia porta da più di dieci minuti.
“Miss Sunday”
Non bado molto ai pochi indumenti che porto, nemmeno io mi ricordo se porto delle mutante, poco importa perché quell’adorabile fottuta Miss Sunday è quasi paralizzata alla visione del mio corpo nudo quando apre la porta della topaia che dovrebbe prendere il nome di “umile appartamento” presso qualche facoltoso amante della vita alla luce del sole.
Per me che amo la notte rimane una schifosissima e lurida topaia: stili d vita, stili di pensiero diversi ecco a cosa porta, buffo che mi sia venuto in mente solo ora.
Ma torniamo all’adorabile e fottuta Miss Sunday. Vicina di casa esemplare: sua mamma viveva qua dopo il divorzio dal marito (che non era di certo il padre di Miss Sunday ma un bastardo come tanti a questo mondo) e questo significa che da piccola Miss Sunday deve aver vissuto come minimo 18 anni della sua vita, prima di essere maggiorenne e poter abbandonare in fretta questo lurido condominio del ‘700.
Invece no, ottusa e bigotta Miss Sunday ha pensato bene di accrescere le radici in questa sua casa per altri 40 anni della sua vita, le cose potevano anche andarle bene nessuno avrebbe disturbato la sua patetica vita di costante ricerca degli stessi errori compiuti dalla madre.
Non ha fatto i conti con il sottoscritto, purtroppo per lei ovvio. Stili di vita che non combaciano e volontà di non riconoscere la certezza assoluta della sua vita: un fallimento.
Ecco come la frustrazione si trasforma in rabbia nei miei confronti, una caccia asfissiante a ogni pretesto per farmi cacciare, come se servisse a qualcosa nemmeno il padrone di casa si avvicina più a questo complesso per riscuotere i soldi dell’affitto.
Credo di non pagarlo più da oltre due anni.
“Cosa avevamo detto a proposito dei suoi amici?”
“I miei amici Miss Sunday?”
Non me ne accorgo in un primo momento ma quando poso gli occhi a terra noto una figura umana, maschile accasciata allo zerbino sull’uscio della porta di Miss Sunday.
Una figura maschile che ovviamente conosco, cioè che mi preoccupa è ovviamente il suo stato: sporco, sudicio e strafatto, con un retrogusto di zolfo. Solo due giorni fa era pulito e sobrio, questo lavoro non uccide solo il corpo ma la nostra mente ne esce devastata.
“Deve aver sbagliato porta Miss Sunday, concorderà con me che ogni piano è la stessa merda qua vero? Confondersi non è così difficile.”
“Protesterò, chiamerò qualcuno e denuncerò tutti…nuovamente. Voi avete contribuito a degradare questa zona: spacciatori, donne di facili costumi, esseri…esseri abnormi. Ho paura a vivere qua mi creda, paura.”
“Allora alzi i tacchi e se ne vada Miss Sunday. Nessuno qua viene a disturbarla quando lei e il suo amichetto senegalese vi divertite ogni lunedì sera.”
Alza i tacchi e se ne va, senza risposta.
Stupida vacca bigotta, ogni volta è la stessa cosa , lo stesso identico rito qualunque sia il problema, qualunque sia il mio stato, qualunque sia la situazione basta parlarle del suo amico senegalese.
Eppure nessun dovrebbe vergognarsi di un buona mezzora di sesso ogni lunedì sera, nemmeno una signora di sessant’anni.
E’ ridicolo nascondersi dietro la paura di una propria perversione, dopotutto sono le uniche cose che possano alimentare il nostro corpo a volte, nel bene o nel male.
Quando ci troviamo spogli dei nostri istinti, delle inibizioni che regolano il nostro corpo alla fine la perversione a muovere ogni singolo muscolo del nostro essere.
Sono parte del nostro io, ignorarle è la cosa più grave che c’è, è così che il mondo ha partorito i più grandi serial killer del mondo, la violenza carnale, la pedofilia e tutte quelle piaghe che ci accompagnano in questo grande cancro sociale che ci consuma.
Quante vite innocenti di giovani ragazze, bambini innocenti e persone avremo salvato se solo le nostre perversioni non fossero state respinte nel profondo sino a farle diventare cibo per le nostre anime corrotte?
No, mi spiace ma non credo che le nostre perversione vadano represse, non dobbiamo averne paura e temerle occorre curarle con l’accettazione.
Che razza di discorsi, di prima mattina quando dovrei essere a letto con questo moribondo che bussa alla mia porta.
Adorabile e fottuta Miss Sunday.
La miglior ricetta per svegliare qualcuno così strafatto è un metodo personale, ha funzionato anche con il sottoscritto diverse volte: un sonoro pugno all’altezza del naso.
Le nocche si infrangono sulla cartilagine che inevitabilmente va in pezzi, il getto di sangue che fuoriesce è solo il primo dei problemi perché, per quanto tu possa essere fatto di qualunque sostanza esistente al mondo e non, il tuo corpo funziona sempre e vuole preservarti sino alla fine.
Quando il respiro si fa affannoso per il liquido che ti sgorga a fiotti dal naso, quasi rinsavisci e non ti accorgi del dolore che senti quello è solo successivo.
Spirito di conservazione: prima ti preoccupi del perché respiri così male, poi dedurrai il cosa l’ha causato, generalmente questa fase è seguita con un urlo.
Meno male che sono pronto a passargli un pezzo di stoffa che argina il sangue, dopodiché un sordo schiocco di ossa e cartilagine sistema il naso, sono quelle cose che ti sono facili da fare quando capitano spesso.
“Dio…che male! … Un secchio d’acqua sarebbe andato bene comunque…Dio…”
“Probabile, anzi sicuramente ti avrebbe risvegliato comunque ma il divertimento dove lo metti? Odio poi i drogati che mugugnano dopo essersi sparati qualcosa in vena, sono fastidiosi.”
“Gia certo, ricordati di ringraziarmi la prossima volta che ti troverai te in questo stato…”
“Avrò la decenza d starmene chiuso in casa mia, non mi sentirò addosso la voglia di raggiungere il primo che capita e collassate per sbaglio sulla porta della sua vicina. Nuovamente.”
“Beh comunque grazie, ne avevo bisogno…di entrambe le cose. Una ripulita è quello che mi ci vuole.”
“Ti sei ridotto così in due giorni? Ero quasi contento di vederti bene ma vedo che il tuo vizio non l’hai perso. Cos’è mascarina?”
“Oh! Andiamo! Tu vorresti fare il moralista nei miei confronti? Te? Sei stato tu quello che mi ha fatto sniffare la mia prima pista di cocaina, mi ci hai portato te in questo vizio senza fine.”
“Serve, necessario magari, a volte ci aiuta a dimenticare quello che vediamo. Non devi usarla come scusa per sentirti sballato qualche ora e scoparti due diciottenni rimorchiate in qualche locale.”
“Lo sapevo che era una cattiva idea venire qua, lo sapevo.”
“Eppure lo dici ogni volta, e ogni volta sono io a ripescarti fuori da casa mia e darti una sistemata. Le cose non sono mai cambiate: sono sempre io quello che cerchi.”
Non ha il coraggio di ribattere questa volta.
Cosa mai potrebbe dire o fare? Me ne fotto del fatto che sono stato io a trascinarlo in questo giro, me ne fotto delle sue accuse.
Si è vero, l’ho accompagnato io nel circolo delle droghe quando ancora era un giovane con pochi peli che voleva sposare la sua ragazza del liceo.
Dov’è la mia responsabilità allora? Dove sarebbe la sua semmai, i nostri occhi…la nostra vista, non è un cazzo di potere da supereroe che fa figo sfoggiare.
No, è un pesante macigno che ci trasciniamo dietro per tutta la vita e a volte farsi di qualcosa ci permette di scordarci cosa i nostri occhi vedono ogni ora, ogni giorno, ogni mese per ogni anno della nostra esistenza.
Passerei anche una vita a farmi se per questo ma non la userò mai e poi mai come scusa per evadere dalle mie responsabilità.
Se scegli quello che noi facciamo, lo devi fare senza riserve seppur non vederlo, toccarlo e viverlo quando ti viene proposto. Un contratto schifoso lo ammetto, da furbi, prendere o lasciare: nessun sano di mente si farebbe contagiare da questo schifo dopo averlo visto anche una sola volta, ma è così deve essere così.
Se non sarebbe proprio come dicevo ieri sera: saremmo tutti esorcisti a questo mondo.
Ho gia bisogno di una sigaretta, per fortuna trovo un pacchetto mezzo pieno sul marmo della finestra.
“Tieni prendine una.”
“G-Grazie. Dio che mal di testa…perdonami è che…insomma non so come dirlo.”
“Tranquillo, va tutto bene. Capisco.”
“No invece. Dio che casino! E’ tutto un casino e non ne so uscire. Dove sei sparito due giorni fa? Nessun lascia il Circolo in quel modo.”
“Non siamo obbligati a rimanere sempre.”
“Ovvio, ma lasciarlo in quel modo plateale? Spero tu recitassi perché era tutto irreale…che ti è successo? Hai scazzato?”
“Non ne voglio parlare.”
“Come non ne vuoi parlare? Sei sparito! Letteralmente! Eravamo…io ero preoccupato. Ti hanno visto lasciare il Circolo in fretta, senza spiegazioni. In molti giurano di averti visto bianco e pallido.”
“Basta così, non ne voglio parlare.”
“Ma a me puoi dirlo io…”
“Basta così.”
“Come vuoi te. Ok, tranquillo non c’è problema. Volevo solo comunicare, parlare, instaurare una conversazione. Civile, educata e…insomma si, tra persone che comunque hanno un legame.”
“Quanto sei patetico dopo esserti fatto. Non finisci mai di parlare a sproposito, e spari raffiche di parole che nemmeno ti accorgi. Perché farti sino a questo punto pur sapendo quello che poi ti succede?”
“Dovevo, ne avevo bisogno. Lasciamo perdere questa storia va bene? Smettila di fare il papà incazzato non lo sopporto. E’ così difficile gia di suo con i miei i tuoi problemi, la fuori sembra tutto senza senso e se solo non avessi lasciato il Circolo ti saresti reso conto di come le situazione ci preoccupa tutti quanti.”
“Non c’è bisogno di presenziare a una riunione del Circolo per capire che le cose vanno male: ieri sera ho scoperto che un servo delle Lingue di Fuoco si era cibato di una ragazza.”
“Co-Cosa? Che stronzata grossa come una casa è mai questa? Un servo delle Lingue di Fuoco sa benissimo che è vietato per i sottoposti cibarsi di carne umana, per giunta femminile. E’ un loro dogma assoluto, per le Lingue di Fuoco, un loro servo che si ciba di un corpo umano significa che intaccare anche la sua anima. Non possono, è impossibile. Forse non sono il solo che si fa qua dentro, è così da dodici secoli…”
“Lascia perdere le nozioni storiche, quello che ho visto era un servo delle Lingue di Fuoco. La ragazzina e i suoi amici di letto hanno evocato lui e si è in qualche modo ribellato, l’hanno data in pasto al servo. La ragazza è poi diventata una specie di zombie senza vita, impura e intaccata nello spirito.”
“Dio…quanti anni aveva?”
“Diciassette”
“Dio!”
“Gia.”
“Un servo delle Lingue di Fuoco, di certo non i più nobili delle caste demoniache ma così saldi ai loro valori e principi. Una notizia del genere sarebbe qualcosa di…non so che dire…”
“La cosa però non ti sorprende.”
“Che cazzo dici? Una ragazza di diciassette anni è morta, la sua anima sarà persa per sempre e mai recuperata dal suo tormente e te insinui che non me ne frega niente?”
“Non ho detto che non me ne frega niente, dico solo che non ti sorprende. Non è così?”
“Hai il cervello fottuto, credimi. Qualunque cosa ti sia successa hai il cervello fottuto!”
“Siediti, non scappare via.”
“Tu sei suonato, è meglio che me ne vada. Sapevo che era un errore venire qua.”
“Siediti Demian!”
Ubbidisce, docile come un cane. Ho un certo ascendente su di lui, come è giusto che sia.
Cosa non lo sorprende del mio racconto? Per giunta è qualcosa che lo fa tremare, non è mascarina quella che scorre ora nelle vene.
Adrenalina, il ticchettio consulto dei polpastrelli sul ginocchio che non smette di muoversi. Paura, quello che l’ha portato sino al mio appartamento, che l’ha conciato in questo stato, che è in associazione al mio racconto.
Paura, il filo conduttore e non mi resta che tradurre questa paura. E non posso usare nemmeno le maniere dolci, tenta di scappare ma lo inchiodo al muro con una scarpata a piedi nudi.
Lo rialzo per i capelli della nuca per sbatterlo nuovamente sul divano ancora più spaventato di prima, ora delle lacrime scendono dal suo volto lavando i segni oscuri di sporco sui bordi della sua guancia.
“Demian vuoi spiegarmi il motivo per cui ti sei fatto?”
“E’ tardi, ti prego lasciami andare…”
“Demian perché sei conciato in questo modo?”
“Ti prego…”
“Giuro su mamma che ti pesto ancora come l’ultima volta se non mi dici perché sei qua.”
“Ho fatto una cazzata…ho fatto una cazzata…e ho bisogno di aiuto. Ti prego devi aiutarmi. Te lo chiedo in ginocchio…te lo chiedo da fratello a fratello.”
Dopodiché si butta veramente ai miei piedi abbracciando la mia gamba, le sue lacrime bagnano i boxer che porto, l’unico indumento che copre il mio corpo.
Mio fratello piange al mio capezzale e io in questo momento mi preoccupo di avere dei boxer che mi coprono.
Una mano arriva alla sua testa, sussulta nella paura di ricevere altre mie botte ma non è così. Raramente l’ho visto in questo stato, spaventato così mai.
Terrorizzato, paralizzato una paura che ho provato anche io solo un paio di giorni fa, proprio per questo almeno ora, il mio conforto non può mancare.
Che diavolo hai combinato Demian?
Introduzione...
La storia di un esorcista inglese e dei suoi ultimi 99 giorni di vita. Una terra ad un passo dalla rovina e dal suo giorno più nero, dove terrificanti esseri demoniaci muovono le fila di un elaborato complotto ai danni della stessa umanità.
99 giorni sono pochi per pulire la propria anima dai peccati e dai vizi di una vita intera, ma sono abbastanza per salvare il mondo...
99 giorni sono pochi per pulire la propria anima dai peccati e dai vizi di una vita intera, ma sono abbastanza per salvare il mondo...
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